Risorse Inside/Out - FocusingInsideOut

INSIDE/OUT

Risorse per il benessere e l’empowerment

Inside/Out, interno ed esterno, due dimensioni dell’esistenza cui ci riferiamo costantemente. Esistono realmente? Dove finisce l’una e dove inizia l’altra? E il punto di contatto tra le due, la soglia, il margine… dov’è? Sembra un luogo quasi mistico – per dirla con le parole di Paul Watzlawick, un autore che mi affascina.

La figura del Tao rappresenta mirabilmente questa concezione dell’esistenza: nel grembo di ciascuna delle parti vive già l’altra, e dalla loro unione si genera la forma-unità che a sua volta le contiene portandole in grembo come due gemelle. Il simbolo esprime l’equilibrio dinamico degli opposti, e il suo moto circolare proietta su uno schermo un’oscillazione, una vibrazione-onda verso l’infinito…

La dimensione Inside indica l’interno di un sistema – persona, gruppo, organizzazione… Qui prendo come sistema di riferimento l’individuo, io e te, perciò tutto quello che vive e prende forma al nostro interno rientra in questa dimensione.

La dimensione Out indica l’esterno del sistema assunto come riferimento, quindi nel nostro caso tutto ciò che è esterno all’individuo, a te e a me. Qui però, di quel tutto, pongo al centro dell’attenzione la realtà chiamata gruppo (di qualsiasi tipo, coppia, famiglia, equipe di lavoro, classe, squadra sportiva, consiglio direttivo, ecc), cioè le tante forme di relazione interpersonale cui diamo vita col nostro semplice esserci.

Noi siamo Inside/Out

Inside/Out è una similitudine che richiama, per esempio, il dentro/fuori di una casa. Ma che dire dell’interno/l’esterno della nostra esperienza? La ‘mia’ mente, dove si trova? È dentro me come lo sono il cuore o il cervello?

Thich Naht Hanh, che tanto mi ha ispirato, fuor di metafora afferma “Il sole è il mio cuore”; Eugene Gendlin, oggi così presente nei miei pensieri, ci tiene a precisare che noi non siamo ‘in’ interazione con l’ambiente, noi ‘siamo’ quell’interazione. Sì, abitiamo al contempo il mondo esterno e quello interno, e quando facciamo un passo in una direzione ci muoviamo anche nell’altra… Noi siamo lo spazio e ciò che lo abita… Noi siamo Inside/Out…

Scenari Inside/Out

Una coppia discute su come organizzare un viaggio e i partner esprimono idee diverse e contrastantiUn gruppo vuole investire i fondi raccolti e nel dibattito si manifestano orientamenti differenti e in opposizione

Ora immagina di ricevere un invito a cena che senti importante o doveroso accettare, eppure la sola idea di andarci ti butta giù. In questo caso potremmo dire che una parte di te (per ora passami il termine ‘parte di te’) ha delle buone ragioni per accettare l’invito, mentre un’altra parte di te vorrebbe proprio evitare quella cena. A volte il contrasto interno è talmente stridente che sembriamo un condominio popolato da inquilini con culture, caratteri, sensibilità, età, bisogni, valori diversissimi…

Che cosa accomuna quegli scenari? Le ‘parti’ (i membri del gruppo, i partners o le parti di me), in quanto diverse tra loro sono naturalmente portatrici di punti di vista più o meno diversi su quali siano le cause dei problemi e quali le soluzioni, pertanto ciò che accomuna gli scenari è il processo decisionale che prende vita nell’incontro e il conflitto che potenzialmente (non necessariamente) esso implica.

Infatti dalla discussione (confronto, dialogo, dibattito, scambio, ecc) che impegnerà le parti per dieci minuti o dieci ore, alla fine emergerà inevitabilmente, fattualmente una decisione, ma non è detto che su quella decisione vi sia accordo. Sì, perché presentata una proposta o sollevata una questione, non decidere è semplicemente impossibile, mentre non essere d’accordo è possibile, eccome! (Della differenza tra decisione e accordo e del fatto che sollevata una questione sia praticamente impossibile non decidere in rapporto ad essa, parlo in queste pagine).

Di fronte alla continua presa di decisioni che il vivere richiede (se sei arrivata/o sin qui è perché più o meno consapevolmente l’hai scelto, ed è una decisione che rinnoverai attimo dopo attimo finché non sceglierai di fare altro), e soprattutto di fronte al conflitto che nonostante le migliori intenzioni (o forse proprio a cause di queste) tanto spesso si affaccia, mi domando: abbiamo il potere di facilitare i processi decisionali e la trasformazione costruttiva, nonviolenta, ecologica del conflitto che li anima? E se sì, come?

 Facilitare il processo attraverso la modalità Focusing

Il processo decisionale implica la continua negoziazione dei significati che le parti attribuiscono a ciò che chiamano realtà. In questo processo di decostruzione e ricostruzione dei significati entra ovviamente in campo, con tutto il suo peso, la dimensione emozionale. Quando questa è caratterizzata da sentimenti o emozioni (un certo di tipo di energie, di vibrazioni) come rabbia, paura, rancore, senso di impotenza o di colpa, vergogna, frustrazione, ecc, abbiamo l’insorgenza del conflitto – cioè un problema diventa un conflitto. Dunque il conflitto, di lieve o forte intensità, occasionale o permanente, è un aspetto naturale del vivere. Ed è proprio il modo in cui ci si rapporta al conflitto che determina il colore dell’esistenza – se verde speranza o rosso sangue.

La ‘modalità Focusing’ facilita il processo decisionale e la trasformazione nonviolenta del conflitto quando si presenta. La facilitazione avviene grazie alla particolare forma di comunicazione che s’intrattiene con le parti in gioco (dentro e fuori di noi), e soprattutto grazie alla fiducia nel processo stesso, un processo intrinsecamente creativo che non va ostacolato forzandolo verso mete prestabilite – come Murakami dipinge ad arte nel suo racconto, uno dei miei scrittori preferiti.  

Nelle pagine di questa sezione puoi farti un’idea di che cos’è (per me) la facilitazione della comunicazione e di cosa vuol dire facilitare un processo decisionale Inside/Out, mentre per sapere in che consiste la ‘modalità Focusing’ ti invito a visitare le pagine dedicate del sito, e magari a provare con una sessione guidata di Focusing.

 

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