In sei punti sintetizzo alcuni aspetti del metodo e come fare per iniziare ad attuarlo (o per renderlo più efficace) nel proprio gruppo.
Per approfondire le premesse culturali e gli aspetti tecnici, si può leggere il Quaderno sul MC, la cui recente ristampa include il Manuale Pratico.
Che cos’è
Il Metodo del Consenso (MC), abbraccia una varietà di procedure formali accomunate da una visione positiva e nonviolenta del conflitto e dallo scopo di arrivare a decisioni che possano essere rispettate da tutti senza ricorrere al voto. In pratica ogni gruppo attua la procedura a suo modo, perciò s’incontrano diversi metodi del consenso.
Perché utilizzarlo
Il MC permette al gruppo di realizzare non solo le proprie finalità verso l’esterno, ma anche di esercitare durante le proprie riunioni i principi e valori in cui crede. Ciò accresce la qualità della partecipazione e la forza delle decisioni.
Molti gruppi e persone lo attuano senza saperlo
Gruppi formati da individui che hanno una sensibilità sociale orientata al bene comune e che rifiutano in linea di principio il ricorso alla violenza, tendono a dar vita spontaneamente a processi decisionali orientati al consenso.
In pratica si tende ad attuare implicitamente “un” metodo del consenso ogni volta che si discute col sincero intento di affrontare i problemi in modo cooperativo cercando di evitare l’uso della forza nelle sue varie forme corruttive o violente (menzogna, ricatto, minaccia), per arrivare a decisioni largamente condivise che alla fine non hanno bisogno del voto per essere approvate (il consenso appunto), o che rendono la votazione un semplice atto formale necessario per statuto.
Il seme della violenza abita ogni individuo
Accanto alle migliori intenzioni e al più sincero credo democratico o nonviolento, va riconosciuto che ogni individuo porta con sé il seme della violenza – la cultura in cui siamo cresciuti e quotidianamente esposti è il principale nutrimento di quel seme. Ecco perché anche gruppi culturalmente orientati al consenso e alla pace vivono parecchi problemi e difficoltà durante le loro riunioni, nonostante la buona volontà.
Una delle principali funzioni del MC è proprio quella di gestire positivamente le derive interne verso la violenza, perciò la scarsa consapevolezza del metodo di lavoro e decisionale impiegato rappresenta il principale punto debole di ogni gruppo. Quasi tutti i problemi che nascono durante le riunioni hanno la loro causa (e quindi la loro soluzione!) nel metodo.
Un minimo di struttura formale
Si può parlare di MC solo quando si ha un minimo di struttura formale, cioè quando un gruppo sa, poiché lo ha deciso, quali regole minime segue e quali strumenti di base attua per preparare e condurre le riunioni: è questa conoscenza collettiva che rende il metodo massimamente efficace e un potente mezzo di crescita personale e di cambiamento sociale.
Il cambiamento inizia con un gioco: la caccia al tesoro
Un gruppo che volesse sperimentare o adottare il MC, o che semplicemente volesse migliorare le proprie riunioni, non ha bisogno di introdurre nulla dall’esterno (nuovi metodi, tecniche, regole): basta solo che decida di prendersi del tempo per accrescere la consapevolezza del modo in cui prepara e conduce le proprie riunioni, cioè delle regole che di fatto già segue e degli strumenti che di fatto già attua per gestire il processo decisionale (che implica necessariamente la gestione dei conflitti e delle tensioni emotive). Il tesoro nascosto è il “metodo implicito” del gruppo.
Nel momento in cui un gruppo guarda a quello che fa (non a quello che dovrebbe fare!), esso inizia a conoscere il metodo che implicitamente usa, con i suoi punti di forza e di debolezza. Questa operazione, che genera immediati cambiamenti positivi e pone le basi del MC, a certe condizioni può essere realizzata in modo autonomo da qualsiasi gruppo (le condizioni sono descritte nel Manuale Pratico). Eventuali difficoltà possono essere superate con un aiuto esterno.
Per ricevere notizie aggiornate sull’argomento e altre informazioni: robertotecchio@tiscali.it
