INSIDE: lo sguardo interno

Incontrare sé stessi per conoscere sé stessi

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Che sia un vissuto di disagio o di benessere, so che in esso c'è indubbiamente qualcosa di buono per me. Le sensazioni rappresentano la voce sapiente del corpo che ci informa di cosa abbiamo bisogno e qual è per noi l'agire giusto in ogni circostanza. Per ascoltare quella voce io impiego il Focusing.

opera insideout

Qui vorrei offrirti un'idea meno astratta di questa pratica di consapevolezza. In proposito ricorro ad una formula di antica saggezza “come dentro, così fuori – come fuori, così dentro”, dove il 'fuori' indica la dimensione interpersonale o sociale della relazione, e il 'dentro' indica la dimensione intrapersonale della relazione, ovvero il rapporto con sé. Cominciamo con l'immaginare un verosimile scenario che appartiene al 'fuori', somigliante a quanto accade nell'ambito di particolari forme di relazione d'aiuto.

Se desideriamo che una persona ci parli della sua storia, specialmente quando è dolorosa, dobbiamo costruire le condizioni affinché essa sia ben disposta verso l'appuntamento che le offriamo: le proporremo un luogo che sia per lei gradevole e rassicurante, un'ora alla quale l'attendiamo, il tempo che volentieri le dedicheremmo, nonché le ragioni dell'invito, nel nostro caso la volontà di comprendere attraverso un ascolto sincero, empatico, valorizzante ogni riflesso di ciò che vorrà condividere.

Ipotizzando che essa accetti – potrebbe anche non venire - quando busserà alla porta la facciamo cordialmente entrare e accomodare nella stanza che abbiamo preparato; dopodiché ci sediamo alla distanza giusta per entrambi e assumiamo una postura che faciliti il mantenimento di un'attenzione rilassata, evitando cioè di sprofondare nella poltrona perché altrimenti presto ci si assopirebbe, e di protenderci in avanti con occhi sgranati e fiato sospeso per non caricare l'atmosfera di aspettative.

Così, gradualmente, si viene a creare il clima favorevole all'incontro e all'apertura, nel quale cercheremo un contatto il più rispettoso possibile. Se preferisse, la nostra ospite potrebbe stare in silenzio; o lasciarsi andare a sfoghi di rabbia o di pianto; oppure potrebbe andarsene senza preavviso, né giustificazione; insomma, libera di esprimersi come vuole, noi la seguiremo con la Presenza di cui siamo capaci, provando a comprendere ciò che sentiamo del suo sentire, ciò che ascoltiamo del suo narrare, ciò che vediamo del suo vedere, ciò che osserviamo del suo muoversi. Talora potremmo porgerle anche delle domande che intuiamo potrebbero aiutarla nel suo desiderio di farsi capire e di capirsi, di stare meglio, prestando attenzione a non far coincidere questi suoi desideri con i nostri, soprattutto con quello non proprio puro ed innocente di vederla felice. E quando infine verrà il momento del saluto, la ringrazieremo dal cuore per la ricchezza che senza dubbio ci ha donato...

love luceLo scenario appena descritto ci consente di transitare dal “come fuori” al “così dentro”. Ebbene, l'ospite che nella dimensione interpersonale porta il suo malessere, nella dimensione intrapersonale corrisponde al vissuto che desidero incontrare (per esempio una paura), mentre colei/lui che riceve l'ospite nella sua casa e la ascolta con quelle speciali qualità, corrisponde nell'interiorità a quell'indubitabile eppure inafferrabile realtà che diverse tradizioni di pensiero filosofico e psicologico nominano in modi diversi e che io, ispirandomi allo splendido lavoro di Ann Weiser Cornell e Barbara McGavin nell'ambito del focusing, chiamo “Sé in Presenza”.

Dunque, che sia qualcun altro o me stesso il soggetto che voglio ascoltare e conoscere, è il Sé in contatto con la 'Presenza' ciò che fa la differenza, un Sé che in virtù di quel contatto è in grado di ascoltare con empatia, equanimità, fiducia e di interagire creativamente nella relazione. Creativamente vuol dire senza mete o programmi prestabiliti.

Non so che idea tu abbia del complesso paesaggio interiore che caratterizza gli esseri umani e come te lo rappresenti, fatto sta che l'essenziale è invisibile agli occhi e quindi al fine di comprenderci vale la pena tentare di comprendere tale sfuggente realtà. Rammentando che in questo sforzo il linguaggio ci può aiutare o confondere, vorrei ora tratteggiare la similitudine del “dentro” che credo abiti anche te.

La casa che sorge nel nostro mondo interiore, il luogo dove si accolgono gli ospiti, ha una peculiarità: le porte sono sempre aperte affinché chi lo voglia possa stare in compagnia di colei/lui che la abita, misteriosa figura che in questo paese chiamano “Sé in Presenza”, che ha fama di possedere capacità di ascolto che fanno bene a chiunque per qualunque ragione l'incontri.

Immaginiamo ora d'indossare i panni della paura (ma potrebbe essere frustrazione, senso di colpa o d'impotenza, rabbia), e di volerci recare a quel promettente appuntamento, in quel salutare luogo, che, tuttavia, non è privo di pericoli. Infatti, sappiamo che in circolazione c'è un figuro che qualora c'incrociasse non perderebbe l'occasione per colpirci duramente – sì, anche questo paese è popolato da creature del genere – e siccome la casa ha le porte sempre aperte, nulla garantisce che una volta dentro non s'intrufoli pure esso, il quale ne approfitterebbe per perseguire il suo scopo, quello di annientarci, perché solo eliminando definitivamente ogni paura da questo mondo, dice, regnerà la pace...

IMG 20171104 WA0001Ebbene, ti sarà capitato di agire spinto dalla paura e in un secondo tempo rimproverarti per quel comportamento, magari arrabbiandoti con te stesso o sentendoti in colpa per quanto commesso. Dunque, se tu volessi incontrare quella paura, o qualunque altra emozione che non ti piace e ti condiziona, se volessi incontrarla col sincero intento di comprenderla invece di rimproverarla, giudicarla, rimuoverla, stai certo che assieme alla paura arriverebbe puntuale anche l'avversione verso la paura stessa (il figuro di cui sopra). E davanti a questo scenario che vede due parti di te in conflitto tra loro, proprio come avviene nelle relazioni affettive, se il Sé non fosse abbastanza centrato nella Presenza in modo da riconoscere e abbracciare tanto la paura quanto l'avversione nei suoi confronti, allora non si potrebbe che rivivere il solito doloroso scontro, come succede negli annosi conflitti in famiglia, nella coppia, nelle comunità, tra nazioni - “come fuori, così dentro”. Se, però, il Sé fosse sufficientemente ancorato alla Presenza, ecco allora che quella parte ostile non potrebbe fare a meno di fermarsi e deporre le armi, anch'essa a sua volta riconosciuta e ascoltata come non ha mai sperimentato, poiché l'incontro col Sé in Presenza lascia a bocca aperta, incanta, prende il corpo e l'anima, e li trasforma…

 

Come dentro, così fuori…

Rapportarsi al mondo esterno come se fosse il proprio mondo interiore

Quando focalizzo è come se al mio interno mi sedessi al centro di me, un luogo speciale dal quale posso osservare, ascoltare, esplorare in maniera empatica e fiduciosa l'esperienza che prende vita attimo dopo attimo. Chiamo quel posto la sedia del facilitatore interno; è li che il Sé si radica nella Presenza.

Quando mi accomodo su quella 'sedia' avverto maggiormente il contatto con la Presenza e posso sentire le sue straordinarie qualità di discernimento non giudicante e di accoglienza empatica. Ne bastano poche gocce di tali qualità per fare la differenza e disattivare il pilota automatico che governa gran parte dell'esistenza. È qui a mio parere che la pratica del Focusing coincide con quella della Mindfulness: il 'soggetto' che si relaziona ai contenuti mentali è lo stesso, il Sé in Presenza. La differenza è che nel Focusing, a) ci si concentra sulle 'sensazioni significative', e b) si interagisce con esse in una particolare maniera esplorativa.

Trasportare nella dimensione interpersonale gli strumenti del Focusing permette di rapportarsi al mondo esterno come se fosse il nostro mondo interiore. Per esempio possiamo relazionarci nella modalità focusing alle persone che abbiamo di fronte (una conversazione con un collega o una riunione di lavoro con più partecipanti) come se esse fossero 'parti di noi'.

Ora, che succede quando ci rapportiamo nella modalità focusing con qualcuno con cui siamo irritati come se lei o lui fosse una 'parte di noi' (per esempio quella parte di noi che in certe situazioni si arrabbia con noi stessi perché per l'ennesima volta abbiamo fatto qualcosa che giudica sbagliato)?

Che succede quando durante una riunione interagiamo nella modalità focusing con persone che confliggono come se esse fossero 'parti di noi' (come quando siamo combattuti tra il fare o non fare una certa cosa, per cui si potrebbe dire che c'è una parte di noi che vorrebbe agire, una parte di noi che però non vuole agire perché ne teme le conseguenze, e una terza parte che è stanca e scoraggiata di ritrovarsi in una situazione che sperava superata)?

Se la prospettiva t'interessa, possiamo prendere diverse vie per sviluppare il discorso...

 

TESTI CHE TRATTANO DA PIÙ ANGOLAZIONI L'ARGOMENTO 'INSIDE'

Il cliente del cliente. In questo articolo, tradotto dalla collega Emmy Parisi, Gendlin spiega cosa bisogna che accada in una relazione d'aiuto affinché possano prodursi i cambiamenti desiderati. Il discorso vale tanto per le cure prestate in ambito professionale, quanto per le cure che naturalmente caratterizzano la dimensione affettiva dei rapporti umani. È anche un ottimo esempio di applicazione della prospettiva “come dentro, così fuori” e “come fuori, così dentro”.

Filosofia dell'Implicito. Seguono alcuni articoli che aiutano a comprendere la teoria e la pratica del Focusing offrendo una prospettiva originale sul fenomeno che chiamiamo 'esperienza'.

In che modo il corpo conosce una situazione?

Pensare al di là dei modelli: corpo, linguaggio e situazioni.

Cinque argomenti di filosofia per spiegare il focusing a chi non lo conosce.